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ARTISTA / ARTIST

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Nato a Béja (Tunisia) nel 1955.
Vive in Italia dal 1965.

Dopo un inizio figurativo, egli ha sentito molto presto l’esigenza di sintetizzare sempre di più la sua espressione,  giungendo ad una pittura minimalista, fatta di pochi colori e di pochi segni, forse in qualche modo influenzata dalla cultura araba del suo paese di nascita.

Nel 1991 egli ha  usato per la prima volta un programma di disegno al computer durante una conferenza, “Arte e percezione visiva”, tenuta dallo Psicologo Dott. Paolo Fuligni di Livorno. Da allora, affascinato da questa nuova forma espressiva, egli ha iniziato, parallelamente all’uso delle tecniche tradizionali, a sperimentare la tecnica di pittura digitale, che non ha mai abbandonato e che lo coinvolgerà sempre di più.

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Born in Béja ( Tunisia) in 1955.
He has been living in Italy since 1965.

After a figurative beginning, he felt the urgent need to synthetize his way of expression, reaching a minimalist painting, made up by a few signs and colours, maybe somehow influenced by the arabian culture of his birthplace.
In 1991, for the fisrt time, he used a drawing computer programme during a lecture on “Art and visual perception” held by psychologist dr Paolo Fuligni from Leghorn.
Since then, fascinated by this new way of expression, he started experimenting the digital painting technique, along with more traditional ones, and has been more and more involved in it.

He contributed to some issues of the art Magazine “Plages”, Paris.
He designed the cover of number 70 issue of “Plages” in October 1995.

Since 1999 he has been exhibiting in Austria, introduced by Art manager Agneta Kreischer.

La patina nera

Volendo spiegare in modo sintetico la mia pittura, essa è una forma di stilizzazione estrema in cui sagome di figure umane si ritrovano in commistione con le loro storie, i loro avvenimenti, le loro emozioni, in un contesto che può essere il passato, il presente, nonché il futuro.

Il tutto viene rappresentato perlopiù con delle masse di colore nero: è come se vi fosse una “patina nera”, mossa da forze ancestrali, che rappresenta l’ oscuro della nostra esistenza.
I graffiti, eseguiti con matite o pastelli, costituiscono una parte didascalica, scritta in un linguaggio non codificato, con una valenza che va al di là del tempo e dello spazio.
Nelle opere sono presenti anche delle linee orizzontali e verticali, che si possono intendere sia come un pentagramma in cui si inseriscono le composizioni, sia come delle coordinate spazio-temporali di eventi prettamente psichici.

A partire dal 2010 ho sentito l’esigenza di intervenire su alcune foto, ad esempio il ciclo che ha per tema l’ Olanda, inserendovi i miei graffiti, i miei segni neri, la mia “patina nera”, cercando di rappresentare il “lato oscuro” ed inquietante della nostra realtà.

Giampaolo Territo

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The black patina

In a very concise way, I could state that my painting is a form of extreme stylization in which human shapes are mixed up with their stories, the events of their lives, their emotions, in a context which may be the past, present or future.
The whole of it is represented by masses of black, as if there were a “black patina”, moved by ancestral forces, which stands for the dark side of our exixtence.
The graffiti, drawn by pencils or pastels, represent the caption-like part, written in an uncodified language, with a meaning going beyond time and space.
In my works there are also horizontal and vertical lines, which can be read both as a stave where images are collocated or as time-space coordinates of psychic events.
Since 2010, I felt the need to operate on some photos, as for the Netherlands-centred cycle, by inserting my graffiti and my black lines, my “black patina”, trying to represent the dark, upsetting side of our world.

Giampaolo Territo

per sito 2

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ssspazio bianco

 

Timbrico grave e timbrico sottile

Nelle opere di Territo vi è una redazione formale campita a “taches” su fondo
libero monocromo, impostata sul rosso, il bianco ed il nero…
…Il processo selettivo è rapido e sicuro, e palesa chiarezza di propositi inventivi
guidati verso una soluzione estetica di pura essenzialità.
Nasce così,e si fa presto paradigmatico,un modulo che insiste su campiture neutre,
apparentemente inessenziali, come supporti;in realtà strettamente significanti.
Campi e fondi fungono da cassa di risonanza, da spazio necessario ed attivante
rispetto al complesso di segni che vi figurano in varia partitura.
Tracce salde di nero dialogano con segnature in bianco ed un contrappunto grafico
minuto ed esile… Nei pittogrammi si scarica una sincera tensione psicologica,
perfino miocinetica.
Tracce e segni vibranti, timbrici, come in una cadenza musicale: timbrico grave e timbrico sottile.Non tardano a venire alla mente i graffiti delle antiche caverne. I primi petroglifi per noi indecifrabili, tracciati come per un contatto con l’invisibile: quasi atto liturgico, propiziatorio o esorcistico. Ma ci pare plausibile nel caso di Territo, un moto istintivo di regressione verso una purezza assoluta, originaria, d’infanzia del mondo.
Sicuramente la volontà ognora perseguita di crearsi un linguaggio fuori del codice
convenzionale, usurato dalla condivisione con gli altri. Un modo diretto, oltre i
parametri usuali, di entrare in contatto con il lettore: un modo immediato, come di
parola non ancora scritta…

Elvio Natali

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Deep-toned and thin-toned

In Giampaolo Territo’s works we can find a formal redaction with “taches” on a free and monochrome background, based on red, white and black.
The selective process is quick and sure and reveals a clarity of inventive purposes which leads to an aesthetic solution of pure essentiality. Thus a module is born, which soon becomes paradigmatic and insists on neutral, apparently unessential backgrounds, used as supports, but which are in fact highly significant. Fields of color and backgrounds work as a sound box, a necessary and activating space in relation to the complex of signs traced in a various score.
Strong traces of black converse with white marks and a thin, minute counterpoint.
A true psychological, even miokinetic, tension relieves into the pictograms. Traces and marks are vibrant, toned as in a musical cadence: deep-toned and thin-toned.

Soon ancient caves graffiti come to mind: the first petrogliphs, indecipherable to us, traced as a result of a contact with the invisible. Almost a liturgic, propitiary or exorcism-like act. But in the case of Territo’s works we find it plausible to note an istinctual movement of regression back to a primordial, absolute pureness, as if in the world’s childhood. Surely there is a firm determined will to create a language of his own outside the conventional code, which is worn out by sharing it with other people. A direct, beyond the usual pattern way to establish a contact with the reader: a unmediated way, as a word which has not been written.

Elvio Natali

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per sito 3

Il linguaggio pittorico di Giampaolo Territo oscilla costantemente tra gestualità e tecnica.
Il segno impresso sulla superficie ci indica una traccia di scrittura che corre, con memorie ancestrali, ai primordi della nostra esistenza, per riportarci, attraverso una scannerizzazione computerizzata, al nostro tempo. Il segno diventa scrittura, un archetipo di scrittura che si esalta attraverso le campiture di colore che dividono lo spazio.

Ogni opera di Territo è un racconto che parla di noi, di ciò che siamo “oggi”, un racconto in cui la parola è sempre più filtrata dalla macchina (cellulari, computers, ecc.). Ma ecco che ogni tanto emerge dal foglio un segno, uno scarabocchio, un appunto che, come un lampo, crea un corto circuito dove fino ad  un attimo prima c’era una rassicurante omogeneità.

In questo contesto le campiture di colore rappresentano i nostri stati d’animo, le nostre emozioni; il segno che li attraversa, invece, è la nostra voglia di comunicare che si esprime attraverso una scrittura non definita ma che, proprio per questo, diventa universale.

Pino Modica

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Giampaolo Territo’s pictorial language constantly swings between gesture and technique.
The mark impressed on the surface points out a writing trace which flows back ,through ancestral memories, to the dawn of our existence to bring us again, through computer scanning, to our time.
Mark becomes writing, an archetype writing exalted by the fields of color which separate the space.

Each Territo’s work is a tale about us, about what we are “today”, a tale in which word is increasingly filtered by machines ( mobiles, computers etc). But suddenly, from time to time, a sign, a scribble, a note emerges from the paper and that is like a flash of lightening which creates a short-circuit where, a moment before, there was a reassuring homogeneusness.

In this contest, the fields of color represent our frames of mind, our emotions; the sign which goes through them is on the contrary our desire to communicate, expressing itself in a writing which, being still undefined, becomes universal.

Pino Modica

per sito

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